Sgambata epica

Sono mesi che la pianifico. La prima volta che l’idea mi ha sfiorata e’ stato durante le vacanze di Natale, quando ho finito di leggere il libro di Juliana Buhring, regalatomi dal mio caro amico Paolo. Lei ha girato il mondo in bicicletta da sola senza essere mai stata una ciclista. Ho pensato che anche io volevo fare un giro lungo sul mezzo che preferisco fra tutti. Lo preferisco perche’ in bicicletta scivoli via veloce, vedi il paesaggio cambiare rapidamente e vedi un sacco di cose senza che ci sia bisogno di fermarsi, perche’ fermandosi ci si puo’ annoiare, o impantanare nei dettagli.

Volevo un viaggio che fosse possibile fare senza lasciare il lavoro, ma che nello stesso tempo fosse significativo per me. E allora cosa meglio di un Casa-Casa, Manchester to Milan? Quante volte ho volato fra queste due mete in questi 13 anni, e non ho mai visto quello che c’e’ in mezzo! Ma poi, lo vedrei mai cosa c’e’ nel mezzo? Prenoterei mai un viaggio per girare il Belgio??

Andata. Tutto questo mi ha convinta in poco tempo. A Kevin piacciono i viaggi, soprattutto quelli fisicamente impegnativi, e sapevo che non avrei avuto bisogno di convincerlo.

E cosi’ e’ nato il concetto di questa avventura. 1500 chilometri per attraversare l’Europa, 16300 metri di dislivello complessivo, 16 giorni in sella, svariate ore di allenamento e pianificazione.

Per prima cosa ho speso ore ed ore a scegliere il percorso. C’erano mille alternative, ma io ho scelto quella che mi permetteva di visitare il numero maggiore di paesi. Durante questo esercizio ho scoperto delle cose che non sapevo, per esempio che esistono dei percorsi ciclistici europei. Utilissimo!! (io infatti a un certo punto mi allaccero’ alla via Romeo Francigena EV5). E poi, lo sapevate che in Olanda il campanello alla bicicletta e’ obbligatorio?

Poi ho apportato modifiche alla mia bicicletta per adattarla a questo tipo di avventura. Ho cambiato la sella per rendere lunghe ore continuative a pedalare piu’ confortevoli (anche se confortevoli non e’ la parola giusta…), ho messo il campanello, ho sostituito i miei pneumatici sottili e lisci con degli Schwalbe da touring, piu’ massicci e molto piu’ pesanti, ma piu’ confortevoli, sicuri e molto meno propensi a forature. Ho portato la bicicletta dal meccanico per una bella manutenzione completa, e sono tornata numerose volte per chiedere consigli (credo non ne possa piu’ di me ora come ora..).

Ho imparato ad aggiustare una catena, perche’ con i dislivelli previsti e il peso delle borse da viaggio le rotture non sono cosi’ improbabili. Il meccanico (di cui sopra) mi ha dato una catena vecchia per fare pratica e mi ha regalato qualche dritta. Ho anche fatto pratica a cambiare la camera d’aria, del resto da quando avevo messo le Gatorskin ero parecchio arrugginita, ma settimana scorsa mentre ero in giro ad allenarmi mi e’ scoppiata la camera d’aria ed ho fatto un’esercitazione sul campo completa. Tick!

Ho gia’ scelto le scatole per imballare le bici in aereo al ritorno. Insomma mi sembra di aver pensato proprio a tutto.  Eppure quando mi chiedono se sono pronta la risposta istintiva e’ NO. Come all’universita’, non mi sono mai sentita pronta prima di un esame. I penseri vanno sempre sull’imprevedibile, perche’ c’e’ sempre qualcosa su cui non puoi prepararti. La cosa che mi preoccupa di piu’ sono i guasti meccanici; non abbiamo molto tempo per farci aggiustare le bici. E poi in fondo non mi sento allenata come dovrei essere; nonostante i numerosi giri, solitari e non, nel weekend o di sera dopo il lavoro, le mie gambe non hanno accumulato i chilometri che dovrebbero.

Pero’ adesso basta. Ora mancano due settimane alla partenza e voglio solo godermi l’aspettativa di un viaggio epico.

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Cold and still

M piace correre la domenica mattina presto. Poche anime sono fuori dal letto e il parco e’ tutto mio. Il freddo nella notte ha gelato le pozzanghere, e anche il laghetto ha dei lastroni ghiacciati in superficie dove si riposano le anatre. Mentre corro le mie scarpe schiacciano l’erba e la terra irrigiditi dal freddo emettendo uno scricchiolio soffocato, come di qualcosa che si rompe in pezzettini dentro a una coperta. La palude e’ immobile e rispecchia il cielo blu. Gli alberi ancora spogli dell’inverno mi ricordano delle tende che avevo in camera mia quando ero piccola; non mi piacevano quelle tende, mi avvolgeva un disperato senso di solitudine vedere un bosco spoglio e desolato dove non c’era niente; ora invece mi piace isolarmi in esso. I pochi passanti che si vedono mi salutano. C’e’ un senso di rispetto reciproco per appartenere allo stesso gruppo di persone che scelgono di essere li, nonostante il freddo e il bagnato.

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Ricetta superfood

Una cara amica blogger mi ha chiesto di postare una ricetta con verdure, vista la mia recente esplorazione nel mondo vegano. Dunque pubblico questa: semplice, deliziosa, e velocissima:

Ingredienti:

mezza cipolla, 50g di fiori di broccoli (o broccoli, se non trovate i florets), 100g di cavoletti di Bruxelles, 100g di kale, dieci nocciole.

Per la salsina: succo di un limone, 1 cucchiano di sciroppo d’acero (o miele se non ce l’avete), 2 cucchiaini di salsa di soia, 2.5cm di zenzero tagliato a pezzettini, 2 spicchi d’aglio tagliati a pezzettini, 1 peperoncino tagliato a pezzettini (o in polvere).

 

Preparate prima la salsina mettendo tutti gli ingredienti in una ciotola senza un ordine preferenziale, mischiate tutto e mettete da parte.

Tagliate le verdure a pezzi.

Prendete una padella antiaderente o una wok e mettetela sul fuoco medio alto. Aggiungete un poco di olio e quando caldo aggiungete la cipolla, i broccoli, i cavoletti e cuocete per 2 minuti. Poi aggiungete la kale, la salsina e le nocciole a cuocete per altri due minuti.

FACILISSIMO NO??

La ricetta qui sopra per fare un piatto completo dovrebbe essere servita con riso bollito (integrale please!) e tofu. Non ho menzionato il tofu perche’ non avreste letto la ricetta fino in fondo… so che molti hanno una vera avversione per il tofu ma credetemi: se lo sapete cucinare e’ gustosissimo! (per esempio dopo averlo tagliato in pezzi o fettine piccoli, marinatelo per un’ora con un po’ di salsa di soia (prendete quella con ridotto livello di sale), zenzero, aglio e succo di limone. Mettetelo in forno per 30 minuti girando i pezzi a meta’ cottura. E’ pronto quando ha preso un bel colore deciso).

Fatemi sapere se vi piace!

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Una ricetta al giorno…

Un paio di post fa parlavo di un libro che mi ha avvicinata ad una dieta vegana. Non mi piace il termine vegano perche’ in realta’ c’e’ sotto molto di piu’ che l’eliminazione di prodotti di origine animale; inoltre il termine vegano viene spesso associato all’immagine di hippy integralista che non rispecchia il mio modo di essere. Ad ogni modo e’ il termine che piu’ si avvicina al regime alimentare che sto adottando da due mesi a questa parte.

Kev ha letto anche lui il libro e si e’ convinto a seguire lo stesso regime alimentare. Mi ha persino regalato un mixer per allargare la scelta di piatti che possiamo cucinare. Dunque da due mesi a questa parte stiamo sperimentando in cucina nuove ricette ed ho scoperto un sacco di alimenti e piatti nuovi che prima ignoravo. Per esempio la kale. Come facevo prima senza kale! Una cosa talmente deliziosa! E poi mi sono accorta che non sapevo come cucinare i cavoletti di Bruxelles. Gustosissimi! E lo zenzero, che grande scoperta!

Purtroppo ci sono anche esperimenti che non sono andati troppo a buon fine. Per esempio l’altra sera ho provato una ricetta (trovata nell’emerita rivista CookVegan) che era semplicemente vomitevole. Voleva essere una specie di risotto ma fatto con il grano saraceno e il latte di mandorla. Se ripenso al sapore mi vengono i conati. Non sono riuscita nemmeno a mangiarne due forchettate! Kev invece si e’ mangiato la sua porzione e persino la mia, e tutt’ora mi chiedo se l’abbia fatto perche’ davvero gli piaceva (impossibile) o perche’ non voleva mortificarmi.

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Sorpresa

Oggi e’ il compleanno di Kev. Oggi lavoravamo entrambi e stasera non ha voluto fare niente. Ma io gli ho organizzato un weekend a sorpresa. Lo porto nella Big Smoke per un weekend metropolitano. Lo porto a West End a vedere uno spettacolo, e il giorno dopo a sorpresa ho organizzato un pranzo con la sua migliore amica neomamma, cosi’ potra’ incontrare il pupo.

Lui non sa. Cioe’, e’ dal 3 settembre che ho tutto prenotato quindi per evitare spiacevoli inconvenienti ho dovuto dirgli di tenersi libero che si va via. Ma so che si aspetta una delle cose in pieno stile mio, in cima a una montagna in un posto meraviglioso ma sconosciuto al mondo dove bisogna portarsi le provvigioni perche’ non si sa mai…mentre invece io lo sorprendo e alimento il suo lato cittadino. So che non se l’aspetta. So che rimarra’ sorpresissimo. So che sara’ contentissimo!!

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The China Study

Recentemente un articolo letto di sfuggita su una rivista mi ha indotto alla lettura di un libro che avrei voluto scoprire anni fa. The China Study racchiude oltre quarant’anni di studi sulla nutrizione e fornisce finalmente risposte logiche e coerenti a domande che mi pongo da tempo.

Sto invitando tutti a leggerlo. Ne ho regalato una copia a mio fratello e lo sto prestando alle mie amiche (a quelle che dimostrano interesse si intende). Poi ciascuno sara’ in grado di trarre le proprie conclusioni, che potranno essere in linea o meno con le conclusioni del libro.

Trovo scioccante come studi scientifici di portata monumentale siano pressoche’ sconosciuti alla stragrande maggioranza delle persone.

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Schemi

Sono sempre stata una ragazza piuttosto regolare: impiegata con un lavoro piu’ o meno nine-to-five, di aspetto gradevole ma senza eccessi, con interessi ma senza ossessioni, eterosessuale, con una famiglia convenzionale con mamma+papa’+fratelli, amici con cui andare a bere il caffe’ o farsi una birra. Non mi e’ mai interessato colorarmi i capelli di blu o avere relazioni con uomini sposati. Di conseguenza la mia vita di societa’ e’ stata relativamente facile. Niente grilli per la testa, niente battaglie.

Ora pero’ ho 39 anni e quando la gente capisce che sono felicemente in coppia ma senza figli avverto compassione nei loro occhi inquisitori, e la curiosita’ di capire se quella che ha problemi sono io o lui.

Ora sto cominciando a uscire dagli schemi predefiniti. A sbavare fuori dalle righe.

Io non ho figli perche’ e’ cosi’. Non sento di averne, non c’e’ niente dentro di me che mi spinge in quella direzione, anzi, al momento mi spinge in quella opposta. Ad ogni modo io non devo spiegazioni. Mentre prima alzavo le spalle e cercavo di esternare il mio punto di vista, ora non ci provo piu’. Anzi, mi infastidisce che la stessa domanda mi venga posta cosi’ ripetutamente, spesso dalle stesse persone, che la mia risposta l’hanno gia’ sentita ma che magari nel frattempo hanno avuto un figlio o due e si sono dimenticati.

“Non hai figli? E perche’?”   “A lei interessa viaggiare, scalare montagne”. Risata, sorrisino sarcastico. Quel sorriso che sottintende che il resto sono tutte cazzate o scuse per non prendersi responsabilita’, o verita’ drammatiche tenute nascoste.

Non ho figli ma nella mia vita succedono tante cose ed ho molti pensieri per la testa. Si’, anche senza figli. Io questa settimana ho scoperto che mio fratello ha la sindrome di Asperger. Non ho potuto dirtelo perche’ non mi hai chiesto come stavo.

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